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Venerdì 22 ottobre 2021 le classi del Belfiore hanno incontrato il dottor Cristiano Rosa e hanno potuto conoscere nuove tecniche di archeologia subacquea e recenti recuperi archeologici risalenti alla battaglia delle Egadi.

Indagare in profondità nella storia non significa necessariamente soltanto usare l’acume. A volte può voler dire piuttosto tuffarsi a capofitto tra i settanta e i novanta metri di profondità al largo di un minuscolo ma affascinante arcipelago in un mare freddo e denso di insidie, che conserva le tracce di uno scontro epico e che ha segnato il destino della storia umana, oltre Duemila anni fa.

 

Corrreva infatti il 10 marzo del 241 avanti Cristo quando, grazie ad un efficiente servizio di intelligence e a tecniche navali carpite proprio al nemico, i Romani prendevano di sorpresa l’ultimo contingente navale cartaginese diretto ad Erice per riportare in patria Amilcare Barca, il padre del famigerato Annibale, e riorganizzare le ultime risorse da mettere sul piatto della bilancia di un conflitto con Roma durato 23 anni, fino a quel momento.

E se Cartagine avesse trionfato? La storia della nostra civiltà chissà quali sviluppi avrebbe preso… invece in quella giornata sono i Romani ad uscirne vittoriosi ottenendo, una volta per tutte, la supremazia militare e commerciale su quello che, da allora in poi, verrà definito il Mare Nostrum.

Di tutto questo i ragazzi delle classi prime, seconde e terze di ciascuno dei tre indirizzi del Liceo Belfiore hanno trattato con la collaborazione del dottor Rosa Cristiano, subacqueo tecnico profondista che insieme ad una dozzina di altri colleghi opera, da tre stagioni a questa parte, nella campagna di recupero sul sito della Battaglia delle Egadi con il permesso della Sovrintendenza Archeologica, della Regione Sicilia e di tutte le autorità che hanno interesse a tutelare un patrimonio di beni che tutto il mondo ci invidia.

Sul personaggio vanno dette doverosamente due parole: mantovano d.o.c., opera in collaborazione con la G.U.E. una scuola speciale di subacquei, capitanati dal capoprogetto Mario Arena, con competenze tecniche di elevatissima qualità (tanto che in Europa sub tecnici profondisti di questo calibro se ne contano, in tutto, meno di una ventina) e la S.D.S.S. organizzazione no profit che si occupa della documentazione dei siti sommersi.

Per questo, qualche anno fa, ha deciso di mettersi volontariamente a disposizione delle autorità competenti per operare nelle profondità marine contribuendo nel recupero di reperti che altrimenti rimarrebbero senza dubbio ancorati all’oblio dei fondali e della memoria umana.

E quando si dice “volontariamente” si intende che per circa cinque settimane all’anno, lasciando moglie e figlie, mette la sua attrezzatura e le sue risorse economiche a disposizione dello stato per, paradossalmente, recuperare beni di proprietà del medesimo rischiando ad ogni immersione la sua stessa vita.

Che dire? I supereroi allora esistono davvero…In realtà nulla in tutto ciò è lasciato al caso: le competenze chimiche, matematiche, storiche, le nozioni di fisica, fisiologia, biologia, medicina, le procedure più avanzate nel campo dell’archeologia subacquea (una disciplina che nei soli ultimi tre anni ha fatto progressi pari a quelli di tre decenni di rivoluzione informatica) vengono pazientemente studiate ed esercitate in un’attività molto rischiosa ma che oggi, dopo i primi, fortuiti ritrovamenti risalenti a meno di dieci anni or sono, stanno svelando i segreti del campo di battaglia navale più esteso di tutto il Mediterraneo, seconda guerra mondiale compresa.

L’incontro, preparato dal prof. Vito Venturini con la collaborazione della maggior parte dei colleghi del dipartimento di Lettere dell’istituto nonché la disponibilità di molti altri docenti dei consigli di ben diciassette classi, è stato attuato in videoconferenza con due interventi introduttivi preparati dagli studenti Paolo Moioli e Filippo Dorico, Francesca Rosa e Filippo Ferrarini rispettivamente delle classi seconda “B” ed “F” si è sviluppato su diversi argomenti connessi alla progressiva conoscenza e rispetto del bioma marino inteso come “frontiera” sia da un punto di vista geografico-naturalistico che come “deposito” delle memorie dell’attività umana.

Il tutto per dimostrare come discipline storiche, scientifiche e discipline sportive differenti, se adeguatamente ibridate, possano essere generatrici di saperi, competenze e applicazioni tecnologiche in grado di rivoluzionare, in pratica, i termini della conoscenza umana.

 

 

L’evento si è concluso con un doveroso appello alle nuove generazioni a preservare quanto di naturale è ancora rimasto in vita sottacqua: chi ha la possibilità di osservare il mare da sotto la superficie sa infatti benissimo che i fenomeni di inquinamento sin qui intervenuti nelle vaste distese oceaniche hanno cambiato, per sempre, la storia dell’evoluzione delle specie marine in un processo di adattamenti che ancora oggi non solo è poco studiato ma anche poco considerato in termini di ricaduta relativamente alla stessa sopravvivenza dell’essere umano sulla terra.

E la battaglia? Ogni anno tutte le università europee, americane, australiane e perfino cinesi investono svariate centinaia di migliaia di euro inviando ricercatori che affiancano il dott.Rosa per saperne di più su come è andata a finire proprio così e proprio lì, proprio quel giorno.

Perché la culla della nostra odierna civiltà ha avuto inizio qui, non altrove.

Per il Liceo Belfiore, prof. Venturini Vito

 

 

 

 

  

 

 

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